Mobili trascinati sul pavimento, cassetti sbattuti, passi con le scarpe, musica ad alto volume. E poi ancora incensi, spray antiparassitari, pulizie rumorose, piccoli dispetti... I problemi di vicinato, in un Paese in cui otto abitanti su dieci vivono in condominio, sono purtroppo all’ordine del giorno. Condotte all’apparenza sopportabili, ma alla lunga tanto invasive da sfociare in veri e propri drammi domestici, per giunta difficili da dimostrare. Ogni anno, secondo l'Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari, sono più di due milioni i conflitti che finiscono di fronte al giudice di pace o ad un Tribunale. Per molti di questi, oggi, il reato imputabile è quello di “stalking condominiale”. La normativa di riferimento è quella, arcinota, che sanziona gli atti persecutori, ovvero la 612 bis del Codice penale. Istituita nel 2009 per tutelare e difendere le vittime dagli ex partner, in realtà può essere applicata anche alle situazioni di vicinato molesto.

Stalking condominiale
Ad ampliare le condotte imputabili di stalking è stata per prima una sentenza del maggio 2011. I giudici, in quell’occasione, respinsero il ricorso presentato da un soggetto con una forte sindrome maniacale, precisando che “ai fini del riconoscimento del reato in oggetto non è necessario che il comportamento persecutorio sia tenuto verso una stessa persona”. In altre parole, un inquilino che disturba un intero palazzo potrebbe essere un molestatore anche senza avere questioni personali in corso con un singolo condomino. Secondo i dati dell'Osservatorio nazionale sullo stalking, soltanto a Roma questa eventualità rappresenta il 27% dei casi di violenza. A scatenarla possono essere rumori notturni, graffi sull'auto, perfino animali domestici uccisi, ma anche l'invasione delle aree comuni e il lancio di mozziconi o briciole dalla finestra.
 
Chi insiste con questi comportamenti, danneggiando in modo anche grave il benessere dei vicini di casa, rischia fino a quattro anni di carcere: tanto prevede la legge per quanti, con condotte reiterate, “minacciano o molestano taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”. Prima di arrivare a situazioni di questi tipo, però, si possono tentare alcune strade alternative. Una di queste è l’ammonimento del Questore. Chi si ritiene vittima di stalking (condominiale e non) può richiedere al Questore di “ammonire il persecutore affinché non ponga più in essere comportamenti lesivi della libertà, della salute, dell’equilibrio psico-fisico”. È sufficiente recarsi in un Commissariato e chiedere di compilare un modulo in cui far presente alle forze dell’ordine i comportamenti persecutori. Dopo aver sentito il presunto responsabile e le persone informate dei fatti, il Questore può decidere di rigettare l’istanza oppure di emettere un decreto di ammonimento (orale) per persuadere il responsabile a desistere. Questo passaggio rappresenta la via intermedia prima di quella giudiziale.

Esistono, infine, degli “sportelli condominiali” attivati da diversi Comuni italiani (quali ad esempio Vicenza, Lucca, Roma, Firenze, Padova, Brindisi), che sono gratuiti e offrono counselling e attività di “conflict coaching” per le varie problematiche del condominio. Per informazioni, contattare il proprio Comune oppure l’Anaci.